Gli organoterapici omeopatici ed antroposofici

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Gli organoterapici omeopatici ed antroposofici2017-11-16T17:54:46+00:00

La sostanza organica fresca viene dischiusa ancora dotata di un certo calore grazie a un particolare procedimento con l’impiego di glicerina.
La glicerina o glicerolo è una sostanza che si addice alla matrice proteica dell’organo animale e non la denatura. Nella sostanza di partenza pronta all’uso il materiale organico si trova in soluzione o in sospensione finissima.

Il processo farmaceutico della dinamizzazione, imprimendo nella matrice il complesso di forze della tintura madre, ancora prossima al piano sostanziale, eleva i preparati d’organo potenziati, verso un altro piano funzionale.

Essi agiscono al livello del principio regolativo dell’organizzazione vitale, che si trova alla base degli organi fisici. I preparati d’organo potenziati possiedono un’affinità per il metabolismo dell’omologo organo umano. L’organismo in toto, o l’organo interessato, reagiscono al preparato d’organo dinamizzato con un aumento o una diminuzione del proprio metabolismo energetico fisiologico. Quindi anche dopo ripetute somministrazioni, di regola non si scatenano reazioni allergiche.

Si potrebbe anche dire che la terapia con preparati d’organo né impedisce la malattia (come la vaccinazione), né la rende incapace di esprimersi (come fanno i nosodi). Essa invece sostiene l’organismo nel processo di guarigione fornendogli un modello di funzionamento.
I preparati d’organo potenziati agiscono nei confronti della matrice ancora indifferenziata da cui dipende anche la risposta immunitaria, quella trama mesenchimale nota pure come “milieu” interno degli organi (Pischinger).

Questo “milieu” interno forma il substrato vivente che regola l’attività di ogni organo e si identifica con il complesso reticoloendoteliale, totipotente, che per tutta la vita mantiene un carattere embrionale. Vi si svolgono fenomeni di autoregolazione biologica già prima della comparsa di centri ad esso sovraordinati, come anche i processi anabolici e catabolici del ricambio, quelli di disintossicazione e quelli immunologici.

La matrice interstiziale è uno spazio tridimensionale occupato da una complessa impalcatura di fibre e da un contenuto di molecole semplici e complesse: fibre collageno-elastiche che conferiscono al tessuto elasticità e resistenza e proteoglicani che reagiscono con l’acqua interstiziale.

L’acqua a livello interstiziale viene intrappolata sotto forma di gel dalle molecole di proteoglicano.
Gli organopreparati dinamizzati hanno la capacità di lavorare sulla matrice interstiziale anche attraverso un effetto elettromagnetico di risonanza nelle molecole dell’acqua. Lo stato in cui si trova l’acqua interstiziale dipende dal grado di idratazione del tessuto il quale, a sua volta, è legato alla pressione idraulica della fase liquida dell’interstizio stesso.

Il grado di idratazione tra i vari tessuti è molto variabile e riflette sostanzialmente diverse condizioni funzionali.
Nella matrice che s’imbibisce e s’impoverisce di liquido (sol/gel), si distribuiscono i capillari emolinfatici e anche le terminazioni delle fibre nervose vegetative.

Quest’ambito che si sta descrivendo non è una gelatina inerte ma espressione e vettore essenziale delle strutture viventi.
Il blastema mesenchimale embrionale contiene potenzialmente, in forma totipotente, tutte le forze formative e le forme dei tessuti differenziati.